Ariele Bacchetti
Zhu Xueqing
INCENDIO Dl BRINA
Dal Caos primordiale emerse Eurinome, danzando tra le onde. Non appena avvertì il Vento del Nord soffiare alle sue spalle, lo afferrò mutandone la forma in quella del serpente Ofione. La sua danza si fece sempre più selvaggia e sensuale, carica di espressività nei gesti, intreccio di movimenti, fino ad attirare il desiderio del rettile squamato che, avvolgendo la divinità nelle sue spire, diede origine all'Uovo Cosmico. Lo stesso Uovo del Mondo che ritorna nella religione taoista; questa volta, però, in principio c'era solo il Caos. Dal perfetto equilibrio dei principi primordiali emerse Pangu, un essere dalle dimensioni gigantesche e l'aspetto selvaggio, villoso, provvisto di corna, per conformazione ed etimologia analogo a Pan. Desideroso di creare, Pangu si armò di una pesante ascia con cui spaccare in due l'Uovo Cosmico e originare Cielo e Terra, Yin e Yang.
Con il suo tuorlo cremoso dal tono freddo e intenso e un albume gelatinoso dal colore ambrato, l'uovo dei cent'anni sembra incarnare il mito della creazione, sarà per questo che desta tanta curiosità, a sua volta avvolto da racconti e leggende? Misterioso, stridente, affascinante, si tratta di un oggetto semplice, alimento quotidiano, che al contempo genera interesse e stupore, commistione antitetica di attrazione e repulsione. Nell'uovo centenario, la trasfigurazione di una forma comune attiva un ripensamento della realtà che assume i tratti incerti di un sogno — o forse un incubo? Magari, invece, la realtà — e un oggetto che riconosciamo innesca architetture inaspettate in atmosfere immaginifiche sospese nel tempo, in cui reale e immaginario stratificano un dialogo che risponde all'inesorabile tendenza umana a tessere la trama del racconto.
Come un morbido tappeto di muschio, il racconto ci mostra in superficie solamente un'immagine uniforme. Oltre a essa, si svelano i dettagli, si intersecano i significati, e si moltiplicano i livelli di senso. Il muschio racchiude le densità contrastanti della materia ma anche l'equilibrio, l'attenzione al microscopico, l'accordo con il tempo che passa e si posa. Nella lirica nipponica, in quanto emblema di una durata senza limiti che lascia la sua patina sulle cose, rappresenta un tempo senza tempo; ricorre come un motivo costante insieme alla rugiada, caducità e carattere effimero del mondo. E il muschio della brina che si posa è una delle trecento espressioni immaginifiche con cui la lingua giapponese declina il semplice nome comune, la stessa varietà semantica con cui pensa alle nuvole.
Allo stesso modo di una nuvola, nella scrittura di Can Xue la voce narrante ci sfugge e cambia forma, pur sempre limpida e riconoscibile, procede con un linguaggio apparentemente semplice ma che destabilizza a livello di contenuti, attraverso accostamenti inaspettati e oscuri da decifrare. Il racconto, parola dopo parola si disgrega, muta aspetto, siconfonde con i suoni e le atmosfere, gli accostamenti si moltiplicano, sempre più stranianti, e i significati si perdono.
lo stessa non riesco a capire come mai mi trovo qui. Ricordo che all'inizio fuori nevicava, lavasta pianura era remota e disabitata. Poi la neve aveva smesso di cadere, nel cielo bianco come la luna pendevano ghiaccioli abbaglianti. Ero sdraiata supina, ho sollevato un dito e ho visto che eracoperto di disegni fatti di brina. Nella pianura c'erano cactus gelati, rettili trasparenti e quelle splendide colonne di ghiaccio che, cadute dal cielo, si erano conficcate al suolo. Dialoghi in Cielo, Can XueL'incontro con il reale si rivela uno scontro con il senso di distopia e isolamento che lo pervadono, generando scenari che sfiorano le atmosfere di un sogno ma dove la dimensione onirica e la quotidianità del reale si compenetrano, umano e mondo naturale si uniscono e i confini si confondono. Narrazioni in cui la linea netta che definisce reale e irreale scompare per dare spazio a mondi popolati da figure ambigue in scenari nebuIosi, intrisi di desiderio, riconoscibili ma non familiari. Gli oggetti reali vengono trasposti e acquisiscono valore simbolico, le associazioni e contrapposizioni di immagini apparentemente non collegate, spesso allucinate, evocano emozioni e sensazioni scardinando i riferimenti e i nessi logici con cui siamo abituati a pensare. L'esperienza quotidiana si dilata, fino a mostrare il propriotessuto primordiale.
Accade lo stesso nella scrittura di Calvino, in cui la duttilità iconica degli elementi ne gar antisce la polivalenza funzionale, e il racconto carica di senso gli oggetti trasformandoli in simboli. Anche il suo castello dove i destini si incrociano vuole essere una macchina — nel nostro caso, un luogo — in grado di moltiplicare le narrazioni, dove l'urgenza del raccontare storie e del condividere avventure sfida il limite dell'assenza di parola. Ma le immagini riempiono gli spazi quando il linguaggio si esaurisce nel silenzio, e la narrazione procede, la trama si tesse.
Come la scrittura verticale (chuizhi de xiezuo) di Can Xue e di Calvino, anche la pittura di Ariele Bacchetti e Xueqing Zhu procede sul filo sottile di un racconto per penetrare in profondità un livello di senso dopo l'altro, creando accostamenti stridenti che, di volta in volta, sfiorano il limite dell'esperienza assoluta. Le due sponde si uniscono, terra e cielo, materiale e immateriale, riunite come nell'uovo dei cent'anni, stratificate come il muschio, antiteticamente paradossali come un incendio di brina.
Ariele Bacchetti
è nato a Belluno nel 1994, vive e lavora a Venezia dal 2015. Ha conseguito il diploma di scuola superiore nel 2015 presso il liceo artistico T. Catullo e ha studiato all’Accademia di Belle Arti di Venezia fino al 2020. È uno dei membri fondatori di Cazzospazzio, uno spazio gestito da artisti a Venezia attivo dal 2022.
Di recente ha preso parte a:
rurōni: presso Luogo Arte Contemporanea, a cura di Lisangela Perigozzo, 2023, Verona, Italia
Who Killed Bambi?! Powered by Dolomiti Contemporanee, a cura di Gianluca D’incà Levis, 2022, Nuovo Spazio di Casso, Italia
Portraits, Battles and Other Stories presso Galerie Monica Ruppert, 2023, Francoforte sul meno
aaa.bacchetti@gmail.com
arielebacchetti
Xueqing Zhu
è nata a Chengde nel 1996, vive e lavora tra Hebei e Venezia. ha conseguito il diploma di laurea triennale presso Beijing Institute of Technology, e la laurea magistrale in pittura all’Accademia di Belle Arti di Venezia nel 2022.
Di recente ha preso parte:
That’s how we grow up presso Nan Ke Gallery, a cura di Otto Neu, 2024, Shangai, Cina ART021 Fair
Yourself in my shoes presso Tube Gallery, a cura di Federico Ferrari, 2023, Milano, Italia
Delle foreste e delle acque powered by Dolomiti Contemporanee, a cura di Gianluca D’incà Levis, Nuovo Spazio di Casso, Italia.

