Beatrice Bobst

RESILIENZA ORGANICA

Il dorso della foglia emerge rigoglioso, i petali vibrano attorno al bocciolo, i germogli si avvolgono su se stessi catturando lo spazio che li circonda. La spinta che agisce su questo “emergere silenzioso” attraversa Beatrice Bobst, che la propaga attraverso la terra che si fa ceramica, o pigmento nei suoi dipinti. In entrambi i casi l’azione è ricca di intensità, l’artista instaura un dialogo profondo con la materia per viverla, non solo rappresentarla. É così che la natura stessa inizia a raccontarsi, in un afflato di danza sospesa in cui l’energia vitale si manifesta, incontra l’imprevedibilità e si trasforma, crescendo continuamente in un tempo appeso all’eternità. Con un linguaggio fluido e non codificato Bobst evoca la pulsione vitale trasferendone forza e resil ienza in un mondo immaginario, dove esse rimangono sospese e osservabili. Nei dipinti e nelle ceramiche, i colori stratificati non rivestono semplicemente ma dialogano con la forma, creando profondità ed evocando un racconto emozionale. Le sue ceramiche, prive di funzione, sono sculture attraverso cui reinventa piante e germogli, dan do vita a piccoli ecosistemi immaginari e in trasformazione. Alcune sono costituite da elementi autonomi aggregabili in configurazioni sempre differenti, suggerendo un continuo divenire. Lo stile è organico e biomorfico e la modellazione è volutamente irregolare, piena di movimento e texture. L’artista conferisce colore attraverso engobbio e lucidità mediante cristallina per lasciare una traccia evidente mentre cerca vitalità più che perfezione. Nelle sue opere, tra immaginazione, memoria e sogno, emerge una potente forza trasformativa. Durante l’infanzia, per Bobst i boschi sono stati a lungo teatro di scoperte. Il castagno, i fiori, gli insetti, tutto quel panorama vitale doveva essere toccato ed esplorato, così il gesto è divenuto essenziale. Il gesto dell’artista non è autonomo ma si compie nell’incontro, nello sguardo e nell’in terpretazione dell’altro. In esso, riprendendo Merleau Ponty, il senso prende forma, quella che dà visibilità al pensiero, all’emozione, al ritmo del tempo, ed è una vera e propria rivelazione. La sua azione è aperta, esplorativa, quasi meditativa. Ogni traccia di pennello o di pressione sulla creta è testimonianza di un fare che si espone, più che di un risultato. L’artista non domina la materia ma la ascolta, la segue, la lascia reagire, entra in relazione con l’“altro” che è la materia stessa, con la sua memoria, il suo peso, la sua resistenza, ma anche con l’“altro” che osserva l’opera, ricevendo i segni di quel gesto, interpretandoli, “completandoli”. É così che il gesto si prolunga nell’esperienza dello spettatore e i suoi mondi metamorfici e immaginari vengono abitati ed esplorati. Le opere di Beatrice Bobst appartengono al tempo del presente in atto, al momento in cui qualcosa prende forma. Ognuna è un piccolo mondo in crescita, attraversato dall’energia della forma (KI). Rievocando il concetto estetico e filosofico giapponese del Kachō-Fūgetsu, l’artista non intende dominare la natura ma essere in sintonia con essa, ascoltarla e rispettarla, per questo non copia ciò che vede, lascia che gli organismi naturali risuonino dentro di lei e riemergano trasformati. La natura non è un modello rigido ma l’origine del motivo e, quando osservata con attenzione, lo specchio delle emozioni e della condizione umana. Attraverso il gesto artistico Bobst restituisce la bellezza, la complessità e la forza vitale della natura in trasformazione, mettendo in evidenza l’imprevedibilità dei processi naturali e creativi e la resilienza che ci anima tutti in quanto organismi appartenenti al medesimo ecosistema.

Federica Viola

Beatrice Bobst

è un’artista svizzera-italiana con base a Verona. La formazione in Storia dell’Arte a Roma, alla Scuola di Restauro dei Musei Vaticani e presso l’Accademia Cignaroli, orientano la sua esplorazione verso una forte attenzione a materia, colore e processi di trasformazione. Nelle sue ce ramiche e pitture il gesto genera senso esplorando vitalità, imprevedibilità e resilienza della natura. Espone in Italia e all’estero dal 2015, con partecipazioni tra cui Museo Miniscalchi Erizzo (Verona), Scandinavian Art (Helsinki, Stoccolma), Sale del Bramante (Roma), Crisolart Galleries (Barcellona) e Maison d’Italie (Parigi), e ha ricevuto riconoscimenti come Malamegi Lab15, Pallavicini Art Prize, Premio Mestre di Pittura e menzioni al Combat Prize.